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Venezia Giulia Economica - CCIAA della Venezia Giulia

Festival del Cambiamento 2026: seconda giornata

6 Ottobre 2026 | Di |

Tecnologie e infrastrutture necessarie a costruire il sistema energetico del futuro. 

La seconda giornata del Festival ha spostato il confronto sulle tecnologie e sulle infrastrutture necessarie a costruire il sistema energetico del futuro. 

Il dibattito, moderato nella prima parte dal giornalista dell’Ansa, Francesco De Filippo e nella seconda dall’ambasciatore Francesco Maria Talò, ha messo a confronto diverse traiettorie – dalle rinnovabili all’idrogeno fino al nucleare – interrogandosi non soltanto sul loro potenziale tecnologico, ma sulle condizioni industriali, infrastrutturali e finanziarie necessarie per portarle a scala. Centrale è stato il ruolo delle reti e delle connessioni energetiche, chiamate a sostenere un sistema più articolato, distribuito e interdipendente.

Una parte del confronto ha riguardato la crescente dimensione geopolitica della transizione. I corridoi energetici tra Africa ed Europa, e in particolare quelli legati allo sviluppo dell’idrogeno, mostrano come la trasformazione del mix energetico stia producendo nuove interdipendenze e nuove geografie degli approvvigionamenti. Accanto alle grandi infrastrutture, il dibattito ha guardato anche alla dimensione del consumatore, dal ruolo delle comunità energetiche agli incentivi e alle tariffe, e agli strumenti finanziari necessari per rendere sostenibile la trasformazione.

Il rapporto tra tecnologia ed energia è diventato ancora più centrale nell’ultima sessione, dedicata all’intelligenza artificiale e alle nuove geografie del potere. La crescita dell’IA sta infatti aumentando la domanda di capacità di calcolo e, con essa, quella di elettricità, infrastrutture e risorse strategiche. Il confronto ha riportato l’attenzione sulla base materiale della rivoluzione digitale: dai minerali critici alla capacità di raffinazione e trasformazione, dalle reti elettriche ai data center.

La competizione non riguarda più soltanto l’accesso alle materie prime, ma il controllo di intere catene del valore. Africa, Canada e Australia acquistano un nuovo rilievo nella geografia delle risorse, mentre Stati Uniti, Cina ed Europa competono sulla capacità di assicurarsi tecnologie, infrastrutture e capacità industriale. Per l’Europa, la questione riguarda quindi tanto la diversificazione dei fornitori quanto la riduzione delle vulnerabilità nelle fasi di raffinazione e trasformazione, oggi particolarmente esposte alla dipendenza dalla Cina.

Antonio Paoletti, presidente della Camera di commercio Venezia Giulia, nel suo discorso di apertura, ha dichiarato: “l’argomento scelto per il convegno è indubbiamente il tema dell’anno. Viviamo un momento particolare, di grande crisi energetica, di grandi guerre vicine e neanche tanto lontane, a nord e a sud. Con il Festival del Cambiamento cerchiamo di capire un quadro futuro sull’energia, che per certi versi è ottimista, perché le grandi aziende, il Governo, la Regione stessa, hanno investito e stanno investendo tantissime risorse economiche per staccarci dagli acquisti di energia da altre parti del mondo, un processo che non sarà rapido, ma che è iniziato. E le imprese e le famiglie vivono con crescente difficoltà questo periodo con i prezzi dei carburanti aumentati fino al 50%”.

Rivolgendosi ai numerosi giovani presenti nell’Aula magna del polo di Gorizia dell’università degli studi di Trieste, Paoletti ha aggiunto, “credo sia importante che siate qui a parlare con noi di energia e di futuro, perché il futuro siete proprio voi”.

Rodolfo Ziberna, sindaco di Gorizia, “parlare di transizione energetica e infrastrutture significa parlare del cuore della trasformazione. Gorizia ha una vocazione storica, di città di confine, di transito, uno snodo naturale per quanto riguarda il passaggio e lo scorrimento di merci e di persone. Oggi però il nostro territorio diventa sicuramente anche snodo e cerniera di reti energetiche”.

A portare i saluti per la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia il consigliere regionale Diego Bernardis che nel ricordare la collaborazione con l’Ente camerale nell’organizzazione del Festival  ha sottolineato l’importanza “che l’amministrazione regionale ha dato grande importanza al tema dell’energia  con azioni concrete nell’ambito delle proprie competenze verso cittadini e imprese in affiancamento alle azioni messe in campo dal Governo”.

Carole Nakhle, founder e Ceo Crystol Energy, ha spiegato che “l’energia non ha mai rispettato i confini. E nemmeno le sfide energetiche di oggi. La geopolitica sta ridisegnando i flussi energetici, le alleanze e il significato stesso della sicurezza energetica”.

Luca Squeri, Deputato della Repubblica, Capogruppo X Commissione Attività produttive, Commercio e Turismo, ha dichiarato che “La transizione energetica si vince con pragmatismo, innovazione e neutralità tecnologica. Rinnovabili e nucleare, insieme a reti, accumuli e nuove tecnologie, devono costruire un sistema capace di coniugare decarbonizzazione, sicurezza energetica e competitività”.

Alessandra Pasini Co-Founder, Group President & CEO, Zhero Europe ha sottolineato: “Rafforzare le interconnessioni internazionali con investimenti privati, utilizzare al meglio le reti esistenti e sviluppare gli accumuli anche per le imprese: così possiamo contribuire a un sistema energetico più sostenibile e competitivo”.

Per Diego Portoghese Vice Presidente, Confindustria Assafrica & Mediterraneo “la transizione energetica va affrontata come una trasformazione industriale e di sistema, fondata sulla diversificazione. Un percorso che deve coniugare riduzione delle emissioni e sicurezza energetica, generando al contempo sviluppo e valore condiviso nei territori”.

Alec Ross, autore del libro “The Italian Dream” ha detto che “il Sogno Italiano è la convinzione che l’Italia possa riprendersi il futuro costruendo un modello di crescita e rinnovamento radicato non nell’imitazione dell’America o di altri Paesi, ma nei propri valori: bellezza, comunità, creatività, innovazione, qualità della vita e un rinnovato senso di fiducia collettiva. È un sogno, ma per realizzarlo servono pragmatismo, pianificazione e azione. L’Italia non ha bisogno di diventare qualcos’altro. Deve diventare una versione più dinamica, fiduciosa e lungimirante di sé stessa”.

Il confronto ha affrontato anche l’altra faccia del rapporto tra IA ed energia: non soltanto quanta energia servirà per alimentare la crescita del digitale, ma quanto l’innovazione possa contribuire a utilizzarla meglio. Dall’efficienza degli algoritmi al “calcolo green”, fino ai gemelli digitali applicati ai sistemi energetici, la sfida è capire quanto i guadagni di efficienza possano contenere l’aumento dei consumi e dei costi. Parallelamente, per le imprese si apre la necessità di integrare nuove tecnologie e diverse fonti energetiche per rispondere a una domanda aggiuntiva che l’IA contribuirà a generare.

Infine, la discussione ha ricondotto questi cambiamenti alla relazione tra Europa e Africa. La crescita delle infrastrutture digitali può rappresentare per il continente africano non soltanto una nuova fonte di domanda energetica, ma anche un’occasione per accelerare l’accesso all’energia e l’industrializzazione, a condizione che le partnership superino una logica limitata all’estrazione delle risorse e coinvolgano segmenti più ampi delle catene del valore, dalla trasformazione delle materie prime alle infrastrutture energetiche e ai data center.

Sara Ibrahim Ahmed Elhag, responsabile della Divisone Energia, della Commissione dell’Unione Africana, in videocollegamento, ha spiegato che “in Africa, l’energia non è solo una risorsa, ma un motore di industrializzazione e crescita. Gli investimenti in IA e trasformazione digitale devono procedere insieme allo sviluppo dei sistemi energetici, rafforzandone capacità, interconnessione ed efficienza. L’Africa non può essere soltanto un luogo di estrazione ed esportazione di materie prime. La partnership con l’Europa deve coinvolgere l’intera catena del valore, dalla lavorazione e raffinazione alla manifattura e ai servizi. Esiste una forte convergenza di interessi: l’Europa può diversificare e rendere più resilienti i propri approvvigionamenti, mentre l’Africa può creare più valore dalle proprie risorse, attrarre investimenti e sostenere industrializzazione e occupazione”.

Gianclaudio Torlizzi, fondatore di T-Commodity, ha dichiarato che “la globalizzazione si sta modificando, per il nostro Paese c’è l’urgenza di rimpatriare alcune produzioni che sono strategiche soprattutto in ambito della difesa”.

Secondo Fausto Torri, responsabile energia EMEA e Italia “il Festival del Cambiamento vuol dire incrociare ciò che sta capitando nella transizione energetica, gli aspetti tecnologici che influenzano questo cambiamento e ciò che ne deriva poi per le materie prime. E’ un grande cambiamento, che può diventare una grande opportunità per tutti”.

Per Davide Falteri, presidente di Federlogistica Nazionale,”la transizione energetica passa anche dalla logistica: porti, reti e intermodalità devono essere efficienti e resilienti. Con investimenti e regole stabili possiamo unire sicurezza degli approvvigionamenti, sostenibilità e competitività.”

Gianluigi Rozza Professore ordinario di Analisi Numerica e Calcolo Scientifico, SISSA – Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati, ha ricordato che “La SISSA sta focalizzando le proprie ricerche nell’ambito del calcolo scientifico e dell’analisi dei dati per creare algoritmi sempre più efficienti e veloci che portano a risparmi computazionali ed energetici e a ridurre i tempi di calcolo ed elaborazione. Anche questi aspetti sono cruciali per la transizione digitale ed energetica, per rendere più efficienti i data center e, allo stesso tempo, sviluppare gemelli digitali per l’industria, le infrastrutture, la comunità e la medicina”.

Conclusioni affidate a Vannia Gava, vice Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza: “Oggi l’energia è sicurezza nazionale – ha sottolineato – è competitività ed è futuro. E quindi per un paese che importa i tre quarti del proprio fabbisogno, la strada è una sola, quella di diversificare le rotte di approvvigionamento, produrre più energia, ma soprattutto difendere chi produce”.

Festival del Cambiamento 2026: la prima giornata

6 Ottobre 2026 | Di |

Al centro del confronto il rapporto sempre più stretto tra energia, geopolitica e sicurezza. 

La prima giornata del Festival del Cambiamento ha posto al centro del confronto il rapporto sempre più stretto tra energia, geopolitica e sicurezza. 

A partire dalla crisi dello Stretto di Hormuz, il dibattito ha guardato oltre gli effetti immediati sui prezzi e sugli approvvigionamenti, interrogandosi su come stiano cambiando gli equilibri di potere e sulle vulnerabilità di un sistema energetico globale che dipende da rotte, infrastrutture e punti di passaggio strategici.

Il confronto si è quindi concentrato sulla risposta italiana e sulla possibilità di trasformare la posizione geografica del Paese in un vantaggio strategico. Il rapporto con il Nord Africa e il Mediterraneo assume in questa prospettiva un ruolo centrale: progetti come ELMED e il SoutH2 Corridor puntano a rafforzare le connessioni energetiche tra le due sponde e il ruolo dell’Italia come hub europeo, affiancando agli investimenti infrastrutturali la formazione di competenze nei Paesi partner.

La crisi di Hormuz è stata affrontata anche nelle sue conseguenze sui mercati: dalla redistribuzione dei flussi di greggio ai cambiamenti nelle rotte e alle tensioni sulla capacità di raffinazione. In questo quadro, il porto di Trieste e l’Oleodotto Transalpino assumono un valore strategico per la sicurezza energetica dell’Europa centrale. Per le imprese, alla volatilità dei prezzi e all’incertezza sugli approvvigionamenti si aggiunge inoltre la sfida della competitività, sempre più legata alla capacità di adottare digitalizzazione e intelligenza artificiale.

In apertura il discorso di Antonio Paoletti, presidente della Camera di commercio Venezia Giulia: “Serve una maggiore indipendenza energetica: lo sblocco varato dal Governo nei confronti del nucleare di ultima generazione è la via giusta, il sostegno alle fonti di energia rinnovabile è stato ed è la via corretta e bene ha fatto su questo fronte la Regione Friuli Venezia Giulia. Ma al momento serve un ripensamento politico in ambito internazionale. Mentre diversi Paesi europei hanno mantenuto o sviluppato il nucleare, l’Italia ha investito quasi completamente su gas naturale, idroelettrico, fotovoltaico, eolico, biomasse, geotermia e soprattutto importazioni di elettricità. Nel 2026 lo shock energetico ha assunto una forma ancora diversa, ponendo in evidenza la vulnerabilità delle rotte marittime. Oggi la situazione rimane problematica: le esportazioni di prodotti raffinati e GPL dal Golfo sono ancora molto inferiori ai livelli precedenti alla crisi, e la normalizzazione dei flussi è ancora a divenire. In questi ultimi giorni assistiamo in Francia e in Spagna, per motivi diversi, a delle forti proteste di piazza con migliaia di persone. È necessario che l’Europa intervenga nell’immediato con politiche di sostegno ma anche corridoi diplomatici per trovare soluzioni alle guerre in corso, perché altrimenti il rischio è che per la questione del caro energia anche in Italia i cittadini e le imprese scendano in piazza per protestare”.

Il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, ha spiegato che “sul fronte delle energie Trieste ha fatto e sta facendo tanto, penso all’elettrificazione delle banchine del porto ormai pronta. Ma serve altro, e lo dico a livello globale. Puntare sul nucleare penso sia una sfida importante per il futuro”.  

Andrea Prete, presidente di Unioncamere, ha dichiarato che “se entro il 2035 la domanda globale di energia crescerà del 35%, non basta sostituire le fonti: serve più energia. L’Italia deve puntare sull’addizione energetica, diversificando il mix e riducendo la dipendenza dall’estero”.

Il presidente della Regione Fvg Massimiliano Fedriga, ha detto che “le sfide sul fronte dell’energia sono enormi, non solo per il Friuli Venezia Giulia, penso che il mondo in generale, l’Europa in particolare, deve confrontarsi con una regolamentazione che non favorisce, soprattutto in un momento di difficoltà, l’abbattimento dei costi energetici, e questo è un primo problema. C’è anche un problema infrastrutturale di rete europea. E il terzo problema, ovviamente, riguarda l’autonomia energetica. All’interno quindi di questo perimetro, che è molto difficile, penso però che delle scelte si possano fare. Prima ho citato la regolamentazione, quella è una questione che l’Europa può affrontare autonomamente e perlomeno agevolare una situazione che oggi oggettivamente sta diventando estremamente difficile per il nostro sistema produttivo oltre che per le nostre famiglie”.

“Anche quest’anno il Festival del Cambiamento torna ad aprire la stagione dei grandi incontri internazionali e lo fa con un’edizione ancora più ricca, a Trieste e a Gorizia, sottolineando il ruolo di queste due città che costituiscono un vero perno nella storia e nella vita politica economica e culturale europea”. Così l’ambasciatore Francesco Maria Talò, inviato speciale dell’Italia per il Corridoio India-Medio Oriente-Europa. “Nel nome del festival c’è l’unicità di questa iniziativa – prosegue – che riflette il dinamismo dei tempi rispetto ai quali, soprattutto in Europa e in Italia, si fa fatica ad adattarsi. La sensazione è che il mondo corra mentre noi siamo fermi. Occorre quindi considerare questo cambiamento come un’onda, che vediamo rappresentata nel logo del festival, un’onda che può travolgerci ma che può anche trasportarci verso nuovi orizzonti”.

Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ha spiegato che “dipendiamo ancora fortemente dall’estero, è chiaro che il percorso non si risolve da un giorno all’altro, per arrivare a un mix energetico che permetta all’Italia di essere il più autosufficiente possibile. Dipendendo ancora dall’estero, siamo soggetti alla fluttuazione dei prezzi in particolare. Serve aumentare le rinnovabili, il geotermico, l’idroelettrico, il fotovoltaico, l’eolico e naturalmente a fianco di tutto ciò serve integrare l’attuale produzione termoelettrica con il nuovo nucleare”.

Federico Rampini, giornalista e saggista, ha detto che “siamo passati da un’epoca in cui abbiamo creduto di vivere sotto un unico segno, la transizione dalle energie fossili alle sostenibili, ci siamo svegliati nel mondo reale, in cui l’energia è prima di tutto sicurezza nazionale, il tema dominante è questo, ed è diventato un problema geopolitico”.

Secondo Mohammed Baharoon, direttore generale Dubai Public Policy Research Center, “le sfide globali sul fronte dell’energia vanno affrontate insieme, con una visione globale”.

Lorenzo Ortona, coordinatore vicario, Struttura di Missione per il Piano Mattei, ha ricordato “viviamo in un periodo storico di grandi sfide, di grandi incertezze dove l’energia e la sicurezza energetica diventa sempre più una priorità politica. Il piano Mattei per l’Africa in questo senso è importante, perché cerca di mettere insieme quelle che sono le esigenze italiane ed europee per una maggiore sicurezza energetica con quelle che sono le priorità del continente africano e in particolare del Nord Africa. Quindi da un lato dobbiamo spingere per cercare di creare sempre di più infrastrutture che possono portare energia dall’Africa verso l’Italia e l’Europa, dall’altra dobbiamo cercare anche di creare le giuste competenze, il giusto valore nei Paesi del Nord Africa, è una grande sfida, fondamentale”.

Davide Tabarelli, presidente e fondatore Nomisma Energia, in video collegamento, ha spiegato che “la carenza di gas in Italia è ormai nota da 5 anni, necessitiamo di 63 miliardi di mc all’anno, ne compriamo 60 e produciamo solo 3. Basterebbe utilizzare le riserve del Nord Adriatico per produrre almeno 10 miliardi di mc, ma l’incapacità della politica di autorizzare le trivellazioni ci fa perdere ogni anno almeno 5 miliardi di euro e per acquistarli la politica aumenta il debito del Paese. Senza dimenticare l’inquinamento prodotto dalle navi che vengono utilizzate per trasportare il gas da altri Paesi”.

Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere, ha spiegato che “in un contesto globale incerto e con i prezzi dell’energia sotto pressione, l’autonomia del Paese deve passare oggi dal rafforzamento delle rinnovabili e dall’efficienza energetica, in attesa degli sviluppi a lungo termine del nucleare. L’intelligenza artificiale gioca un ruolo fondamentale: l’Agenzia Internazionale dell’Energia stima che il suo impiego possa ridurre significativamente i consumi e alleggerire i costi in bolletta”.

Alessandro Gorla, presidente SIOT, Società Italiana per l’Oleodotto Transalpino Spa, ha dichiarato che “con l’Hormuz il mercato petrolifero, resiliente per natura, sta attraversando una fase di forte ridistribuzione dei flussi. La nostra infrastruttura è strategica per l’approvvigionamento energetico europeo ed è uno dei sistemi logistici più flessibili e affidabili”.

Per Filippo Nicolò Rodriguez, head of Macro Area Nord Institutional Affairs Italy di Enel “La transizione energetica richiede una visione di sistema: investimenti e tecnologie ci sono. Occorre accelerare su rinnovabili e reti, con regole stabili e iter più rapidi, per rafforzare sicurezza, competitività e autonomia energetica”.

La seconda parte della giornata ha spostato lo sguardo sulla trasformazione strutturale del sistema energetico: non la semplice sostituzione di una fonte con un’altra, ma il ripensamento dell’intera filiera, tenendo insieme sicurezza, decarbonizzazione, innovazione e competitività. Il confronto ha riguardato lo sviluppo di nuove filiere, a partire dall’idrogeno e dall’esperienza della North Adriatic Hydrogen Valley, l’integrazione tra diverse fonti e vettori energetici e il ruolo dell’elettrificazione nel ridurre la dipendenza italiana dagli approvvigionamenti esterni.

Centrale anche l’evoluzione delle reti, chiamate a sostenere un sistema sempre più elettrificato e complesso, nel quale digitalizzazione e intelligenza artificiale possono contribuire a gestire in maniera più efficiente domanda e offerta. Infine, ricerca e innovazione devono tradursi in capacità industriale e investimenti concreti: trasferimento tecnologico, tempi autorizzativi e quadro regolatorio diventano così elementi decisivi per determinare la velocità della transizione.

Rodolfo Taccani, docente di Sistemi per l’Energia e l’Ambiente, Università degli Studi di Trieste e responsabile scientifico, North Adriatic Hydrogen Valley ha sottolineato che “La lezione più importante della North Adriatic Hydrogen Valley va oltre l’idrogeno. La transizione energetica richiede tecnologie innovative, ma soprattutto la capacità di coordinare persone, competenze e investimenti. Nessun soggetto, pubblico o privato, può affrontare da solo sfide di questa portata. È nella collaborazione tra ricerca, industria e territori che si costruiscono le condizioni per trasformare l’innovazione in sviluppo concreto e competitività”.

Per Giorgio Graditi, direttore generale, Area Science Park, “governare la transizione energetica significa far avanzare in modo coordinato rinnovabili, reti, accumuli, flessibilità, mercati e competenze digitali. La ricerca ne orienta le scelte, ne riduce i rischi tecnologici, operativi e istituzionali e accelera il trasferimento delle soluzioni su scala industriale”.

Secondo Massimo Nicolazzi, docente di Economia e management delle risorse energetiche “è ritornata la priorità della sicurezza energetica, viviamo una crisi più di prodotti che di greggio, più lunga è e più è difficile starsene fuori”.

Carlo Andriolo, amministratore delegato AcegasApsAmga Spa ha ricordato che “AcegasApsAmga accompagna la transizione energetica attraverso investimenti e competenze che rafforzano infrastrutture e servizi, contribuendo all’evoluzione dei territori e del sistema energetico”.

FISH VERY GOOD 2026 – Il Salone a Miglio Ø

18 Settembre 2026 | Di |

Il convegno di apertura: il futuro della filiera ittica.

Fish Very Good – Il salone a Miglio 0 torna a Trieste dal 18 al 20 settembre in Piazza del Ponterosso, trasformando il centro cittadino in un vero e proprio villaggio dedicato alla pesca, all’acquacoltura e ai prodotti ittici del Friuli Venezia Giulia. Il Salone sarà aperto dalle 10.30 alle 22.00 e proporrà tre giornate di incontri, approfondimenti, degustazioni, vendita diretta, showcooking, pescaturismo e attività rivolte anche alle famiglie.

La manifestazione è promossa dal GALPA FVG – Gruppo di Azione Locale Pesca e Acquacoltura Friuli Venezia Giulia, organizzata dalla Camera di Commercio Venezia Giulia attraverso la propria società in-house Aries e co-organizzata dal Comune di Trieste. Fish Very Good è realizzato nell’ambito della Strategia di Sviluppo Locale del GALPA FVG co-finanziata da UE. Ministero e Regione FVG attraverso il Programma nazionale del Fondo Europeo per gli Affari marittimi, la Pesca e l’Acquacoltura PN FEAMPA 2021-2027.

L’obiettivo è avvicinare il pubblico alla filiera ittica locale, valorizzando un prodotto fresco, vicino e genuino, ma anche raccontando come il settore della pesca e dell’acquacoltura stia evolvendo di fronte alle trasformazioni climatiche, alle nuove abitudini di consumo e alle opportunità offerte dall’innovazione e dalla trasformazione dei prodotti. Al centro della manifestazione ci saranno quindi i pescatori e gli acquacoltori, insieme a esperti, produttori, operatori della ristorazione e della distribuzione, istituzioni e mondo della ricerca.

Il convegno di apertura: il futuro della filiera ittica

Ad aprire Fish Very Good, questa mattina nella Sala Maggiore della Camera di Commercio Venezia Giulia, è stato il convegno “Il settore ittico tra clima, trasformazione e consumi: prospettive nella nuova politica europea per la pesca e l’acquacoltura”. L’incontro ha affrontato disponibilità delle risorse ittiche in relazione al cambiamento climatico, le nuove sfide della trasformazione e l’evoluzione dei consumi, con una particolare attenzione alle politiche europee e alla programmazione FEAMPA. Uno dei temi centrali sarà il ruolo dei GALPA nello sviluppo e nella valorizzazione delle comunità costiere e del settore pesca e acquacoltura in Italia e Europa, e l’impegno del sistema camerale nazionale

“Il territorio affronta gravi problemi: drastica riduzione di vongole e pesce in generale, situazione persistente da anni. La Camera di commercio Venezia Giulia, tramite il GALPA FVG e l’azienda speciale ARIES, promuove la trasformazione del pescato locale.”, ha detto in apertura il presidente camerale, Antonio Paoletti. “Incoraggiamo i pescatori – ha proseguito – a creare reti per trasformare il pesce autoctono in prodotti ad alto valore aggiunto, destinati alla grande distribuzione e alle pescherie. Si lavora alla conversione di vecchi pescherecci per attività di pescaturismo, promuovendo il turismo legato alla pesca con il fine di preservare e valorizzare il mestiere della pesca, rendendolo un’attrazione turistica. A Trieste – ha concluso Paoletti – manca un punto di riferimento come un mercato del pesce centrale, che è essenziale per una città turistica. L’attuale mercato ittico della Gaslini, nato come provvisorio e divenuto stabile, ma ciò non è sufficiente. C’è l’urgenza di creare un polo che sostenga i pescatori rimasti, incentivi i giovani e costituisca un’attrazione turistica”.

“Condividiamo l’approccio integrato alla pesca e acquacoltura – ha affermato il vicesindaco di Trieste, Serena Tonel – perché il settore della pesca e dell’acquacoltura richiede un approccio integrato e multidisciplinare “a 360 gradi”. Il Comune di Trieste sostiene l’impostazione del GALPA FVG che combina dati economici, scientifici e tecnici. E’ fondamentale la sensibilizzazione del consumatore, che influenza le scelte lungo la filiera ed è importante fare dei focus sul coinvolgimento dei giovani per il ricambio delle imprese e sull’innovazione necessaria nel settore. Va sempre coinvolta la cittadinanza a 360 gradi con finalità formative. Sensibilizzare i cittadini sulla sostenibilità della pesca e sulle scelte alimentari consapevoli. La manifestazione Fish Very Good in piazza del Ponterosso aiuta a comunicare la natura multidisciplinare dell’iniziativa: l’evento pubblico funge da anello di chiusura per rivolgersi al grande pubblico e rafforzare la sensibilizzazione”.

“La Regione Friuli Venezia Giulia – ha ribadito Stefano Zannier, assessore alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche della Regione Friuli Venezia Giulia – sostiene il comparto affrontando difficoltà crescenti nei vari settori, dalla piccola pesca all’acquacoltura fino alla mitilicoltura. Le risorse finanziarie regionali coprono i costi di investimento e le perdite di reddito legate alla carenza di prodotto, ma la sola copertura economica non è sufficiente. Le emergenze principali riguardano la flessione della produzione di vongole e mitili e la diffusione di specie aliene come il granchio blu. La strategia regionale punta sull’adattamento alle mutate condizioni marine e lagunari, oltre che sull’integrazione del pescato all’interno di una catena strutturata di trasformazione e distribuzione per preservarne il valore economico. La sostenibilità degli stock produttivi impone interventi diretti a ridurre il numero di operatori attivi nei mestieri non più economicamente o ambientalmente sostenibili. Parallelamente, la Regione ritiene fondamentale superare determinati limiti normativi imposti dalla Commissione europea. Il superamento – ha detto Zannier in conclusione del suo intervento – di tali ostacoli richiede un’azione coordinata tra tutte le regioni italiane ed europee nei confronti delle istituzioni dell’Unione”.

“L’Unione europea ha imposto un quadro normativo e finanziario che soffoca il settore ittico”: Anna Maria Cisint, europarlamentare e componente della Commissione per la Pesca, non ha dubbi. “Alla base – ha proseguito Cisint – vi è un’ideologia che vede la pesca come un’attività intrinsecamente dannosa per l’ecosistema marino. I pescatori sono intrappolati in una “gabbia burocratica” complessa e onerosa. Lo “sforzo di pesca” è stato ridotto, limitando il numero di giornate lavorative. I finanziamenti per l’ammodernamento delle imbarcazioni (rinnovo delle flotte) sono stati eliminati. Abbiamo promosso una “rivoluzione” legislativa – conclude – per riaffermare il valore strategico ed economico della piccola pesca e dell’acquacoltura, richiedendo l’aggiunta di 7 miliardi di euro al fondo FEAMPA. Questo importo è necessario per compensare il taglio del 66% precedentemente proposto dall’UE e per garantire la sopravvivenza economica delle famiglie dei pescatori e il rinnovo della flotta”.

“Un importante elemento di quest’edizione 2026 – ha affermato il presidente del GALPA FVG, Pierluigi Medeot – è la presenza a Fish Very Good di prodotto ittico lavorato e trasformato. Se da un lato infatti attraverso progetti, servizi di accompagnamento e bandi il sistema a supporto favorisce l’approccio alla trasformazione, dall’altro con Fish Very Good si è voluto già fare determinate lavorazioni sperimentali, per avere anche un segno tangibile e concreto sull’output finale, che saranno in degustazione e vendita presso le casette di Fish Very Good e presentati in alcuni degli showcooking”.

“Cefali in filetti, in crema spalmabile e in saor, e le cozze in confezione skin, in polpa sgusciata (fresca e surgelata), in sugo rosso e in una battuta all’olio extravergine d’oliva pronta per diversi utilizzi. I prodotti sono stati conferiti dalle nostre realtà, della produzione di mitilicoltura in Golfo di Trieste e della Cooperativa Pescatori di Marano Lagunare, e lavorato da qualificati partner attivi nella filiera ittica”, ha concluso Medeot.

Gli acceleratori per la pesca e l’acquacoltura – ha spiegato Barbara Paolucci, dirigente di Borsa telematica italiana – fanno parte di un progetto di Camere di commercio e Ministero dell’Agricoltura della sovranità alimentare e delle foreste, sono uno strumento per aiutare le imprese del settore ittico con l’obiettivo di facilitare l’accesso ai finanziamenti, migliorare la ricezione di informazioni, promuovere sviluppo e diversificazione. Le Camere di commercio, insieme a Unioncamere, mettono a disposizione tempo e competenze per supportare le aziende in questo percorso”.

Il villaggio dei pescatori e i prodotti del territorio

Nelle casette dei pescatori saranno presenti alcune delle realtà della filiera locale: Ape di Mare di Laura Del Pin con le cozze del Golfo di Trieste, l’Azienda Agricola Zobec Edi con il Salmone della Val Rosandra, Maricoltura di Marchesan Stefano con il pesce fresco del Golfo, la Cooperativa pescatori San Vito con il cefalo e Zentilin Roby – Ittiturismo Buria con i fasolari. Accanto al prodotto fresco saranno disponibili anche preparazioni già pronte da gustare sul posto o da portare a casa, in particolare a base di cozze (già sgusciate, battute e in sugo) e cefali (già sfilettati, in crema e in saor).

Il pubblico potrà inoltre acquistare direttamente dai pescatori il prodotto ittico, degustare le proposte del Ristorante Fish Very Good, basate sul pescato locale, stagionale e disponibile, e conoscere specie meno note e specie aliene attraverso la vetrina e la pescheria didattica di Capitan Nostrano.

La seconda parte della mattinata, con il talk “Fish Forward – Nuovi prodotti e trasformazione come opportunità di sviluppo”, metterà invece a confronto diversi protagonisti della filiera della pesca e dell’acquacoltura sui prodotti trasformati e sulle opportunità e i rischi della trasformazione, dal passaggio a processi industriali scalabili fino alla distribuzione sul territorio.

Ostriche, squali e nuovi scenari per l’Alto Adriatico

Il programma dedica inoltre specifici momenti di approfondimento ad alcuni temi particolarmente attuali per il territorio. Un incontro sarà dedicato all’ostricoltura in Friuli Venezia Giulia, mettendo a confronto storici, biologi, esperti e produttori sulle prospettive di sviluppo di una nuova filiera dell’Alto Adriatico. Il talk sarà seguito da un laboratorio dedicato all’apertura e alla degustazione delle ostriche, con la partecipazione di produttori dell’Alto Adriatico.

Un secondo appuntamento, “Squali dell’Alto Adriatico: conoscere, tutelare, pescare responsabilmente”, affronterà il tema della presenza degli squali nel Golfo di Trieste, anche alla luce dei recenti avvistamenti di vaccarelle, mettendo in relazione tutela della biodiversità, attività produttive, buone pratiche di pesca e tradizione gastronomica nell’ambito del progetto LIFE European Sharks.

Comprare il pesce e farselo raccontare dai pescatori

Fish Very Good vuole soprattutto creare un rapporto diretto tra chi il mare lo vive ogni giorno e il pubblico. Nel Villaggio sarà possibile non solo acquistare il pescato, ma partecipare all’Asta del pesce, durante la quale i pescatori guideranno il pubblico alla scoperta delle diverse specie, raccontandone caratteristiche, peculiarità e curiosità, a cui si aggiungerà la Pescheria didattica di Capitan Nostrano.

Showcooking: il pesce locale raccontato e cucinato dal vivo

Ampio spazio sarà dedicato anche agli showcooking di Fish Very Good, 11 appuntamenti che vedranno protagonisti esperti, pescatori e chef, con la moderazione di Franca Rizzi. Saranno momenti pensati per raccontare il prodotto ittico non solo attraverso la cucina, ma anche attraverso la conoscenza delle specie, delle tecniche di preparazione e del legame con il territorio.

Pescaturismo: il Golfo vissuto dalla barca dei pescatori

Fish Very Good porterà il pubblico anche direttamente in mare con le uscite di pescaturismo nel Golfo di Trieste, previste nelle tre giornate della manifestazione con partenza dal Molo Audace. A bordo di una barca da pesca sarà possibile vivere da vicino il lavoro dei pescatori, navigare nel Golfo e visitare gli impianti di mitilicoltura, scoprendo così il territorio dal punto di vista di chi ogni giorno opera sul mare. Le escursioni hanno una durata di circa un’ora e mezza, sono organizzate per piccoli gruppi fino a sette persone per imbarcazione e prevedono la prenotazione obbligatoria.

Fish Very Good diventa così una vetrina del prodotto ittico regionale e luogo di incontro tra produttori e consumatori, ricerca e impresa, tradizione e innovazione. Fish Very Good permette di conoscere da vicino la filiera, comprenderne le trasformazioni e scoprire il valore economico, ambientale e culturale del mare e delle comunità che di esso vivono.

FISH VERY GOOD 2026 – Il Salone a Miglio Ø

16 Settembre 2026 | Di |

Fish Very Good – Il Salone a Miglio Ø  torna a Trieste dal 18 al 20 settembre in Piazza del Ponterosso, trasformando il centro cittadino in un villaggio dedicato alla pesca, all’acquacoltura e ai prodotti ittici del Friuli Venezia Giulia. Tre giornate, dalle 10.30 alle 22.00, con incontri, degustazioni, vendita diretta, showcooking, pescaturismo e attività per il pubblico e le famiglie.

La manifestazione è promossa dal GALPA FVG – Gruppo di Azione Locale Pesca e Acquacoltura Friuli Venezia Giulia, organizzata dalla Camera di Commercio Venezia Giulia attraverso Aries e co-organizzata dal Comune di Trieste, nell’ambito della Strategia di Sviluppo Locale del GALPA FVG co-finanziata attraverso il PN FEAMPA 2021-2027.

Obiettivo del Salone è avvicinare il pubblico alla filiera ittica locale e valorizzare un prodotto fresco, vicino e genuino, raccontando al tempo stesso come pesca e acquacoltura stiano affrontando cambiamenti climatici, nuove abitudini di consumo e opportunità legate all’innovazione e alla trasformazione dei prodotti.

Nel Villaggio di Fish Very Good saranno presenti diverse realtà del territorio con cozze del Golfo di Trieste, salmone della Val Rosandra, pesce fresco, cefali e fasolari, accanto a preparazioni pronte da degustare o acquistare. 

Il pubblico potrà comprare il prodotto direttamente dai pescatori, assaggiare le proposte del Ristorante Fish Very Good e conoscere specie meno note e specie aliene attraverso la pescheria didattica di Capitan Nostrano.

Ad aprire la manifestazione, venerdì 18 settembre alle 9.30 nella Sala Maggiore della Camera di commercio Venezia Giulia, sarà il convegno “Il settore ittico tra clima, trasformazione e consumi: prospettive nella nuova politica europea per la pesca e l’acquacoltura”, dedicato alle risorse ittiche, alle trasformazioni del settore, all’evoluzione dei consumi e alle politiche europee. 

A seguire, il talk “Fish Forward – Nuovi prodotti e trasformazione come opportunità di sviluppo” metterà a confronto i protagonisti della filiera sulle prospettive legate ai prodotti trasformati e alla distribuzione.

Il programma affronterà inoltre temi di particolare attualità per l’Alto Adriatico, dall’ostricoltura in Friuli Venezia Giulia alla presenza degli squaloidi nell’Adriatico con particolare riferimento all’invasione di vaccarelle o aquile di mare nel Golfo di Trieste e le relative conseguenze, con un approfondimento dedicato alla tutela della biodiversità e alla pesca responsabile nell’ambito del progetto LIFE European Sharks.

Tra gli altri appuntamenti, l’Asta del pesce, durante la quale i pescatori accompagneranno il pubblico alla scoperta delle diverse specie, e gli undici showcooking con chef, esperti e pescatori.

Fish Very Good porterà infine il pubblico direttamente in mare con le uscite di pescaturismo nel Golfo di Trieste, in partenza dal Molo Audace: escursioni a bordo delle barche dei pescatori per conoscere il loro lavoro e visitare gli impianti di mitilicoltura.

Fish Very Good si conferma così una vetrina del prodotto ittico regionale e un luogo di incontro tra produttori e consumatori, ricerca e impresa, tradizione e innovazione, per conoscere più da vicino il valore economico, ambientale e culturale del mare e delle comunità che di esso vivono.

📜 PROGRAMMA


🎫PRENOTAZIONI PER CONVEGNO DI APERTURA, PESCATURISMO E SHOWCOOKING


🌐Sito ufficiale

Per partecipare all’evento e ottenere informazioni: 
📧info@fishverygood.it 
📞040 6701 361 – 040 6701 293

Ue-Mercosur: accordo su cui serve fare chiarezza per capirne le opportunità a favore delle imprese italiane

21 Luglio 2026 | Di |

Esperti a confronto in Camera di commercio Venezia Giulia.

Serviva fare chiarezza sull’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e i Paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay) e per tale ragione è stato organizzato il Focus “Accordo Ue-Mercosur: opportunità e maggiori tutele contro l’Italian sounding?” dedicato alle imprese e ai professionisti. Gli accordi internazionali vanno a vantaggio delle imprese solo se si conosce esattamente quali sono le opportunità offerte. In particolare, poi, è necessaria una crescente tutela del Made in Italy sempre più messo a dura prova dalla concorrenza, anche sleale fatta di frodi e falsi.

“Con questi obiettivi – ha affermato Antonio Paoletti, presidente della Camera di commercio Venezia Giulia – abbiamo intrapreso la via dei Focus perché considerati efficaci ed efficienti in termini di tempo e informazioni per le imprese”.

“Le Camere di commercio – ha ricordato Paoletti – tutelano il Made in Italy garantendo la sicurezza del mercato, verificando la corretta etichettatura e l’origine dei prodotti. A livello internazionale, tramite la rete delle CCIE (Camere di commercio Italiane all’Estero), promuovono le eccellenze produttive e combattono la contraffazione. La Camera di commercio Venezia Giulia, in particolare, svolge un ruolo centrale di orientamento e supporto operativo per il deposito di marchi, brevetti, disegni e modelli nazionali nelle sedi di Trieste e Gorizia, gestendo l’assistenza all’utenza, il controllo formale e l’inoltro all’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi per la registrazione. Il nostro obiettivo è affiancare da vicino le aziende, gli inventori e i cittadini del territorio, aiutandoli a valorizzare la loro creatività e a tradurla in opportunità concrete di sviluppo”.

Proteggere un marchio, un’invenzione o un design significa accrescere il valore del proprio lavoro e dei propri prodotti, trasformando le idee in veri e propri asset patrimoniali che rafforzano l’impresa sul mercato e consentono di accedere a bandi di finanziamento dedicati e nuove opportunità di crescita.

Dal punto di vista pratico, la registrazione del marchio garantisce l’uso esclusivo del brand, rafforzandone la riconoscibilità e proteggendolo da tentativi di imitazione anche online; il brevetto tutela l’innovazione tecnologica da sfruttamenti non autorizzati; il deposito di disegni e modelli difende l’estetica del prodotto.

Si tratta di tutele essenziali per consentire alle eccellenze locali di competere in sicurezza e far crescere l’economia del territorio.

L’attenzione ai marchi è fondamentale per tutelare il Made in Italy: per quanto riguarda la Camera di commercio Venezia Giulia nel 2025 ci sono stati :

  • 54 Nuovi depositi a Trieste
  • 27 Nuovi depositi a Gorizia
  • 12 Rinnovi a Trieste
  • 3 Rinnovi a Gorizia

Nel 2025 i nuovi marchi depositati in Friuli Venezia Giulia sono stati 676, mentre in Italia si arriva a 68.793 e questo dato comprende le istanze presentate presso le Camere di commercio, i marchi presentati dai richiedenti compilando in autonomia il sito del Ministero e quelli presentati tramite bollettino postale.

“Il Made in Italy e lo stile italiano sono un brand unico nel mondo che va tutelato. Come sarebbe inimmaginabile pensare a una bottiglia di Champagne con la bandiera francese prodotta in Italia, allo stesso modo – ha concluso Paoletti – risulta inaccettabile poter pensare a un prodotto agroalimentare italiano tutelato realizzato in un altro Paese magari apponendo sulla confezione la bandiera italiana”.

L’assessore regionale alle Attività produttive e Turismo, Sergio Emidio Bini nel suo intervento di apertura ha inteso ricordare che “l’accordo con i Paesi del Mercosur, un mercato che conta oltre 280 milioni di consumatori, può e deve essere un’opportunità per le imprese della nostra Regione, il cui PIL dipende al 48,5% dall’export. Perché ciò accada, è fondamentale informare le imprese su potenzialità e rischi ed è per questo che rivolgo un plauso alla Camera di commercio Venezia Giulia e all’Ansa per aver voluto questo incontro proprio in Friuli Venezia Giulia, che vanta eccellenze agroalimentari riconosciute in tutto il mondo, a partire dalla filiera del caffè così centrale per Trieste”.

“L’accordo – ha proseguito Bini – va nella direzione di liberare le energie di chi produce, eliminando barriere e liberalizzando il mercato. Comparti quali l’automotive, la farmaceutica e la meccanica strumentale, tutti settori in cui il nostro tessuto produttivo regionale eccelle, beneficeranno dell’abbattimento di dazi, oggi pari fino al 35%. Tuttavia, sono legittime le preoccupazioni che giungono dal mondo agroalimentare, che teme una concorrenza impari. In questo senso, oltre al riconoscimento e alla tutela dei marchi italiani ed europei già previsti dall’accordo, sarà fondamentale per le nostre imprese investire in innovazione e qualità del prodotto per vincere la competizione”.

Roberto Corciulo, presidente IC&Partners Spa: “Con premessa  che l’export 2025 verso Mercosur pesa per  lo 0,68% del totale export Friuli Venezia Giulia e che il Mercosur rappresenta il 3,3% della popolazione mondiale il messaggio da passare è che non stiamo parlando solo di un accordo “meno dazi” ma di come le nostre aziende dovranno leggere prezzo, origine, documenti  e go-to-market nei quattro mercati Mercosur e quindi le domande guida per le imprese saranno: quali prodotti, in quali Paesi Mercosur, con quale aliquota preferenziale, da quale anno e con quale effetto su margine o prezzo“.

Per Agostino Giannino, responsabile per il Friuli Venezia Giulia dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf), il Made in Italy oggi è un punto focale per quanto riguarda sia la produzione che la commercializzazione dei nostri prodotti, in Italia e nel mondo. “La tutela – ha riferito – di questo chiamiamolo marchio appartenente a tutta la nazione è necessaria in tutte le sue componenti e l’ispettorato Icqrf rappresenta oggi probabilmente all’interno del ministero la bandiera che il ministro, come anche il capo dell’ispettorato, porta per far conoscere e capire che i controlli in Italia vengono svolti nella maniera più dettagliata possibile”.

Dall’intervento di Paolo Garzotti, Commissione europea-Dg Trade, si è compreso che con le tutele delle indicazioni geografiche in Italia “nomi come il prosciutto di San Daniele, non potranno più essere utilizzati dai produttori locali per produrre i prodotti e venderli con questo nome, ma potranno essere utilizzati solo dagli esportatori italiani del Friuli Venezia Giulia. Lo stesso vale per il Prosecco e le altre denominazione – ha ricordato Garzotti – perché sono 56 le indicazioni italiane protette”.

Molto importante è l’aspetto delle tariffe: parliamo di Paesi che sono stati protetti da sempre da tariffe doganali elevate, ad esempio per i formaggi attorno al 30%. “Queste tariffe verranno annullate, quindi anche a livello di prezzo – precisa Garzotti – i nostri prodotti potranno arrivare sul mercato a un prezzo molto più competitivo. Scherzosamente dico sempre ai colleghi che quando vado in Brasile per negoziare, i colleghi della delegazione dell’Unione Europea mi chiamavano e mi chiedevano sempre di portargli del Parmigiano Reggiano, perché il Brasile costa anche 70 € al chilo per via delle tariffe e del margine che ci fanno e quindi le possibilità tra questi prodotti sono decisamente buone”.

Il trattato Ue-Mercosur porterà opportunità graduali e per certi dazi si prevedono anche 14 anni di tempo prima di un completo assorbimento. Riccardo Illy, presidente del Polo del Gusto, vede più opportunità che minacce anche se l’accordo “non riguarda tutte le imprese, ma direi la loro maggioranza, soprattutto quelle che hanno un utilizzo di materie prime realizzate in Europa, ma per il pieno sfruttamento di questa opportunità occorrerà un periodo abbastanza lungo”.

Il Col. T. Spef. Michele Vidoni, comandante del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Trieste ha evidenziato che “la Guardia di Finanza svolge un ruolo centrale per quanto attiene il contrasto alla contraffazione e alle frodi della proprietà industriale, operando attraverso attività di controllo, analisi di rischio e indagini economico-finanziarie. In tali scenari, l’azione del Corpo si realizza in stretta collaborazione con l’Icqrf e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli secondo le direttrici stabilite, da ultimo, con la Legge 75/2026 in relazione ai nuovi reati di frode alimentare e con riferimento alla verifica dell’adozione dei modelli organizzativi previsti dal D.Lgs. 231/2001”.

Il Ten. Col. Giovanni De Nuzzo, comandante del Reparto Carabinieri per la Tutela Agroalimentare di Parma ha rilevato che “difendere il brand agroalimentare italiano significa tutelare un bene pubblico costituzionale e un’infrastruttura critica da oltre 700 miliardi di euro. L’Arma, operando nel solco tracciato dal CUFAA, unisce oggi la capillarità investigativa sul territorio alla rigorosa verifica della rintracciabilità dei prodotti per contrastare le asimmetrie commerciali e l’Italian Sounding. Di fronte a mercati globali in cui l’Italia è grande Paese trasformatore, vigilare sui flussi di materie prime estere e salvaguardare i marchi DOP e IGP è un dovere di sicurezza nazionale, economica e ambientale. Un’azione di prevenzione avanzata che trova oggi un formidabile alleato nell’inasprimento sanzionatorio introdotto dalla nuova Legge n. 75/2026, pilastro a difesa delle imprese oneste e dei consumatori”.

Omar Zidarich, presidente Gruppo Italiano Torrefattori Caffè ha ricordato che “il legame tra l’accordo commerciale UE-Mercosur, il Regolamento UE sulla Deforestazione (EUDR) e il quadro legislativo europeo è uno dei temi più strategici e complessi del commercio internazionale, con un impatto profondo sulla filiera del caffè. Le dinamiche commerciali si intrecciano con i vincoli ecologici europei attraverso dinamiche ben definite. L’accordo Mercosur contiene un capitolo dedicato al Commercio e allo sviluppo sostenibile (TSD). L’UE ha chiarito che i trattati commerciali bilaterali non possono scavalcare la legislazione orizzontale interna come l’EUDR. I produttori sudamericani devono quindi adeguarsi agli stessi identici standard dei produttori europei o di altri paesi terzi”.

Michele Esposito, responsabile di Ansa Bruxelles, ha ricordato che l’intesa tra Ue e Mercosur è stata un caposaldo della politica comunitaria del 2026 ed è destinata ad avere ripercussioni di lungo periodo non solo sul fronte commerciale, ma anche su quello geopolitico. “L’accordo – sono le sue parole – ha segnato l’apice della strategia commerciale messa in campo dalla Commissione europea. Una strategia basata sulla prevedibilità e sul rafforzamento dei rapporti con i partner ritenuti affidabili, soprattutto alla luce della nuova dottrina Trump sui dazi. Cile, Messico, India, Australia, Canada sono solo alcuni esempi delle intese commerciali messe in campo dall’Unione al fianco di quella con i Paesi del Mercosur”.

Secondo Franco Letrari, direttore interregionale per il Veneto e il Friuli Venezia Giulia dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, “l’espansione nel mercato del Sud America che arriva nel suo complesso a 700 milioni di cittadini, rappresenta una leva strategica per i prodotti di eccellenza del Friuli Venezia Giulia. La direzione sta orchestrando l’ingresso in questi mercati attraverso accordi doganali, come quello già siglato con il Brasile, che garantiscono tassazione ridotta e altre agevolazioni per prodotti come il caffè e il prosciutto di San Daniele. Sebbene i rischi siano una costante da monitorare, la presenza di circa 30 milioni di italiani di prima e seconda generazione in quell’area costituisce un vantaggio demografico e culturale che funge da ponte di fiducia e convalida per il mercato”.

Focus Medio Oriente: tra costi dell’energia e futuro dei traffici

28 Maggio 2026 | Di |

Pandemia, conflitti, crisi internazionali si riversano immediatamente sulle imprese e sui cittadini. Sono ancora ben presenti i costi dell’energia durante il Covid e l’aumento dei prezzi delle materie prime che, anche dopo la pandemia, non sono ritornati ai livelli pre-Covid. E, anzi, proprio grazie alle crisi internazionali sono continuati a salire partendo, però, da valori già elevati.

Le tematiche oggetto del focus odierno moderato dal giornalista de Il Piccolo, gruppo Nem, Diego D’Amelio, hanno evidenziato come la geopolitica non sia più un fattore esterno alla portualità: è ormai entrata nelle rotte, nei terminal, nei costi energetici, nei tempi di navigazione e nella capacità dei porti di restare affidabili dentro un mercato sempre più esposto. In tale contesto particolarmente volatile emerge una tema su cui riflettere: la centralità geografica dell’Italia non basta più.

“Un esempio che tocca tutti noi è quello del costo dei carburanti” ha ricordato Paoletti ribadendo che si tratta di “costi che già dal 2018-19 hanno incominciato a salire, con un litro di gasolio a gennaio 2020 costava in media 1,44 euro, mentre a gennaio 2026 prima dell’attacco Usa-Israele in Iran era già oltre 1,6 euro (fonte l’elaborazione del Sole 24 Ore) per arrivare quasi a 2,2 Euro e quindi scendere a fine maggio a poco meno di 2 euro. Cifre che ci fanno ben comprendere quale aumento hanno subìto i costi di trasporto colpendo indiscriminatamente imprese, cittadini e tutti gli indotti conseguenti, senza escludere nessuna categoria economica. Dal gas, all’elettricità, dopo i carburanti nessun componente fondamentale della nostra quotidianità rimane indenne”.

Le localizzazioni delle infrastrutture portuali non sono poi l’unica discriminante per garantire la costanza dei flussi di traffico commerciale. “Lo ha ricordato – Marco Consalvo, presidente dell’Autorità di Sistema portuale del mare Adriatico orientale – evidenziando quanto la competitività degli scali di Trieste e Monfalcone è collegata all’efficienza del sistema logistico collegato con la Germania e i Paesi del Centro-Est Europa, potendo portare le merci a 1.500-2.000 km”.

Cristina Amirante, assessore alle Infrastrutture e territorio della Regione Friuli Venezia Giulia ha evidenziato che “in un contesto globale segnato da instabilità e crisi internazionali, la competitività regionale dipende dalla capacità di garantire infrastrutture moderne ed efficienti” e ha citato il nodo di Udine e il raddoppio della linea Udine-Cervignano come punti nodali per potenziare i collegamenti verso l’Est Europa, pur segnalando le preoccupazioni per le criticità derivanti dalle manutenzioni sulla Pontebbana e dalle chiusure del valico di Tarvisio.

Per Fausto Biloslavo, giornalista esperto di conflitti internazionali “la “tregua” tra Stati Uniti e Iran è solo una dilazione: il conflitto resta caldo sul fronte Israele–Hezbollah e il rischio sistemico più immediato è l’irrisolto stallo nello Stretto di Hormuz, che impatta direttamente l’Europa attraverso energia, assicurazioni marittime e premi di rischio. Il dossier negoziale ha una finestra di 60 giorni e poggia su uno scambio ad alta complessità: rinunce verificabili sul nucleare iraniano (compresi possibili trasferimenti di uranio all’estero) contro allentamento sanzionatorio e un percorso di de-escalation; ma restano nodi duri (sanzioni, risarcimenti/danni di guerra, arsenale missilistico) che, se non sciolti, rendono il “rinvio della guerra” una pausa tattica, non una soluzione. La posta in gioco è concreta: senza un accordo minimo che stabilizzi Hormuz e congeli l’escalation regionale, l’Europa – conclude Biloslavo – rimane esposta a shock energetici e di supply chain; con un accordo, si guadagna tempo e si riducono i rischi marittimi, ma il contenzioso sui missili e su Hezbollah continuerà a tenere l’ago della bilancia vicino alla crisi”.

Ma cosa succede in Medio Oriente? Lo ha sintetizzato nel suo intervento Alessia Melcangi, docente di Medio Oriente e Africa all’Università La Sapienza: “Da Hormuz a Suez, il Medio Oriente – ha rilevato – non è più solo un teatro di crisi regionali, ma è il punto in cui si stanno ridefinendo traffici, energia, sicurezza e nuovi equilibri globali. Il rischio oggi non riguarda soltanto la guerra in sé, ma l’effetto sistemico che un’escalation potrebbe avere sulle catene commerciali, sui prezzi, sulla logistica e sulla stabilità internazionale. Gli stretti strategici sono tornati ad essere strumenti di pressione geopolitica. E il Mediterraneo, ancora una volta, torna al centro della storia”.

Antonello Fontanilli, direttore di Uniontrasporti ha ricordato che “osservando nodi cruciali come Suez, Hormuz e Panama, emerge come non si tratti più solo di semplici “passaggi obbligati” della geografia marittima mondiale”. 

Per Fontanilli “questi punti sono diventati veri e propri “indicatori della fragilità” del commercio globale. Quando uno di essi rallenta, si blocca o diventa instabile, l’effetto arriva direttamente nei terminal, nelle filiere produttive, nei costi industriali, nei noli, nell’energia e nella capacità dei Paesi di garantire continuità ai propri scambi. La stessa fragilità che ritroviamo nel nostro sistema dei valichi, punto di attraversamento di buona parte dell’export italiano verso l’Unione europea e dell’approvvigionamento di determinate merci”. 

“Una fragilità – ha concluso Fontanilli – che può costarci fino a 1,5 miliardi di euro all’anno, sulla base degli esiti di un nostro recente studio realizzato per Unioncamere italiana”.

“La mancata ripresa del ruolo del Canale di Suez a causa degli attacchi degli Uti è una prospettiva drammatica che annulla la centralità geografica del Mediterraneo”: non ha avuto dubbi nell’affermarlo Francesco Stanislao Parisi, presidente dell’associazione Trieste Summit, che ha anche evidenziato che “se il Canale di Suez non dovesse riprendere il suo ruolo precedente, la centralità geografica del Mediterraneo verrebbe meno. Il rischio che il Mediterraneo diventi “un lago” è uno dei motivi che spinge l’associazione Trieste Summit al proprio impegno.”

Indicazioni positive quelle espresse da Enrico Samer, presidente e amministratore delegato della Samer & Co. Shipping che ha infatti riferito che “per quanto riguarda il nostro porto questa crisi in questo particolare momento internazionale riguardante il vicino Oriente, non ha inciso in maniera significativa allo stato attuale, nel senso che Trieste è un porto specializzato soprattutto sull’Est Mediterraneo e su quello che arriva dal Canale di Suez. La parte energetica, quindi il terminal petrolifero, non ha avuto problematiche particolari in questo momento, perché quello che riguarda l’approvvigionamento del Golfo Persico fortunatamente non tocca le nostre portualità e per quanto riguarda in generale poi i carichi di massa, non abbiamo avuto dei grossi scostamenti, anche perché non siamo un porto specializzato in questi carichi”.

“In questo momento – ha anche detto Samer – non solo non c’è stato un calo, ma anzi, per certi versi abbiamo merci che arrivano dall’Iran via camion attraverso la Turchia e che quindi prendono i traghetti”.

Il Galpa Fvg punta a riportare la coltivazione delle ostriche in Fvg

24 Maggio 2026 | Di |

Medeot: ”All’Italian Oyster Fest di La Spezia a confronto con le esperienze di altri Galpa italiani “

ll Gruppo di Azione Locale Pesca e Acquacoltura Friuli Venezia Giulia (Galpa Fvg) coordinato dalla Camera di commercio Venezia Giulia attraverso l’azienda in house Aries, ha organizzato una missione all’Italian Oyster Fest di La Spezia, con un gruppo di operatori della pesca e dell’acquacoltura regionali insieme a esperti scientifici del settore. L’obiettivo era conoscere da vicino le modalità di allevamento dell’ostrica, una pratica ormai consolidata in diverse regioni italiane all’avanguardia su questa tematica – dalla Liguria, Emilia Romagna, Veneto, Puglia fino alla Sardegna. Durante la partecipazione ai convegni e agli incontri, sono stati analizzate gli aspetti tecnici, ambientali, logistici ed economici necessari per valutare la possibilità di sviluppare analoghe iniziative anche in Friuli Venezia Giulia.

“Il nostro obiettivo – ha sottolineato il presidente del Galpa Fvg, Pierluigi Medeot – è contribuire a dare risposte concrete alle difficoltà che caratterizzano oggi il comparto dei molluschi bivalvi in regione, esplorando la programmazione e la possibile realizzazione di allevamenti di ostriche, già storicamente presenti nelle nostre aree costiere e lagunari. Vogliamo supportare gli operatori nell’affrontare questa nuova sfida, fornendo tutte le informazioni utili a comprenderne l’importanza e ogni supporto per concretizzare la reale fattibilità”. 

L’occasione ha consentito alla delegazione del Galpa Fvg di confrontarsi nella sede di La Spezia della  Camera di commercio Riviere di Liguria con il consiglio di amministrazione del Galpa Fish Liguria: un incontro molto utile in cui l’esperienza ligure nell’allevamento delle ostriche ha consentito di affrontare concretamente la tematica.

Nelle foto la delegazione del Galpa Fvg e il Cda del Galpa Fish Liguria, in Camera di commercio a La Spezia, prima dell’inaugurazione della Manifestazione Italian Oyster Fest; il presidente del Galpa Fvg, Pierluigi Medeot, con il sottosegretario al ministero dell’agricoltura, della Sovranità alimentare e delle foreste, Patrizio Giacomo La Pietra.

La nuova logistica in tempi di guerra e di cambiamenti climatici – Focus Medio Oriente

14 Maggio 2026 | Di |

“La nuova logistica in tempi di guerra e di cambiamenti climatici – Focus Medio Oriente” è il primo di un ciclo di incontri di approfondimento dedicati all’analisi dei mutamenti e delle opportunità per le imprese del Friuli Venezia Giulia.

Una serie di seminari di approfondimento denominati Focus che andranno anche ad analizzare l’economia del nostro territorio in relazione all’evoluzione del contesto internazionale.

L’obiettivo è quello di fornire una panoramica chiara e dettagliata delle dinamiche nazionali e globali che influenzano direttamente le nostre imprese e la nostra comunità. 

I Focus della Camera di commercio Venezia Giulia si inseriscono nel solco della significativa importanza del Festival del Cambiamento, annualmente organizzato e imperniato sulle analisi e discussioni di talune tematiche di stringente attualità, per aiutare gli stakeholders ad assumere le scelte più opportune nel loro contesto operativo fornendo loro preventivamente ogni indicazione di situazioni socio-economiche congiunturali e strutturali in evoluzione.

ISCRIZIONI al link https://forms.gle/xmJDm23Fa85LpVbYA

Per informazioni presidenza@vg.camcom.it

INCONTRO TRA I COMITATI PER L’IMPRENDITORIA FEMMINILE DELLA CCIAA VENEZIA GIULIA E DELLA CCIAA BOLZANO

11 Maggio 2026 | Di |

“In un tempo caratterizzato da cambiamenti rapidi e da scenari complessi, fare rete diventa fondamentale. Nessuna impresa cresce da sola: la collaborazione tra persone, associazioni e territori è ciò che permette di affrontare le sfide con maggiore forza e visione. Per questo auspico che il rapporto tra il Comitato per l’Imprenditoria Femminine della Venezia Giulia e il Comitato di Bolzano possa consolidarsi nel tempo attraverso progetti comuni, occasioni di scambio e iniziative condivise capaci di creare valore per entrambe le realtà”. Con queste parole il presidente della Camera di commercio Venezia Giulia, Antonio Paoletti, ha aperto nella sala Desiata della sede di Trieste della Camera di commercio Venezia Giulia l’incontro tra le due delegazioni di imprenditrici.

La riunione di questo pomeriggio ha aperto la due giorni che vedrà impegnata le componenti del Comitato per l’Imprenditoria femminile della Camera di commercio di Bolzano guidate dalla presidente, Annemarie Kaser e dall’omologa della Venezia Giulia, Cristina Rovis in alcune visite aziendali, nonché nell’incontro con la presidente dell’Associazione Caffè Trieste, Arianna Mingardi. Fa parte del gruppo altoatesino anche il vicesegretario generale della Cciaa di Bolzano e coordinatore di Eurochambers Community of Interest Women Entrepreneurship, Luca Filippi.

Sia Filippi che il segretario generale della Cciaa Vg, Pierluigi Medeot, hanno ricordato che proprio su volontà del presidente Paoletti l’ente camerale di Bolzano è recentemente entrato nel Network delle Camere di commercio della Nuova Alpe Adria proprio con la finalità di favorire il network con anche le imprese del Friuli Venezia Giulia.

Il Comitato per l’Imprenditoria Femminile della Camera di commercio Venezia Giulia, coordinato dalla direttrice operativa di Aries, Patrizia Andolfatto, è composto da rappresentanti delle associazioni di categoria del territorio, promuove iniziative dedicate al sostegno dell’imprenditoria femminile attraverso formazione, networking e confronto sui temi della parità di genere, dell’indipendenza economica e dell’educazione finanziaria. Un’attenzione rivolta alle imprenditrici che operano sulle aree di confine, come quelle dei territori coinvolti quest’oggi e in tal senso “il Comitato – ha detto Cristina Rovis – ha collaborato all’organizzazione del Congresso sull’Imprenditoria Femminile dell’Area Adriatico-Ionica e del convegno “Donne e Cultura oltre il confine”, promosso nel 2025 a Gorizia nell’ambito di “GO! 2025”, dedicato al ruolo delle donne nella cultura transfrontaliera. Questa due-giorni rappresenta un’importante occasione di confronto, arricchimento, scambio e condivisione, dalla quale sono certa nasceranno nuovi spunti, idee e, soprattutto, collaborazioni di valore”.

La delegazione guidata da Annemarie Kaser che ha sottolineato “la fondamentale importanza di iniziative di questo genere per fare network tra realtà che possono avere ottime opportunità di collaborare” è composta anche da Johanna Santa Falser, Elke Moeltner, Astrid Marinelli, Monica Devilli, Donatella Califano, Patrizia Balzamà in rappresentanza dei settori agricoltura, artigianato, commercio, libere professioni, cooperative e organizzazioni sindacali, mentre per quanto riguarda il Comitato della Venezia Giulia partecipano le imprenditrici Cristina Rovis (presidente), Claudia Krainik, Lorena Russian, Michela Cecotti, Mia Cappellari, Stefania Redivo e Rita Rapotez.

Bollettino Excelsior-Unioncamere di maggio per il Friuli Venezia Giulia

11 Maggio 2026 | Di |

Assunzioni in calo rispetto a maggio 2025 – Prosegue la spinta del terziario

Il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che elabora le previsioni occupazionali per il mese di maggio 2026 segnala 10.830 assunzioni programmate dalle imprese del Friuli Venezia Giulia (-730 rispetto allo stesso mese del 2025). Le previsioni per il trimestre marzo-maggio sono di 33.670 entrate, 630 in meno nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente.

Il settore dei Servizi conta per circa il 68,0% del totale con 7.360 entrate suddivise nelle varie componenti: il Commercio (1.380), i Servizi di alloggio, ristorazione e turismo (2.810), i Servizi alle imprese (2.090) e alle persone (1.080).

L’industria manifatturiera e le Public utilities prevedono 2.160 ingressi, le Costruzioni 840; per il settore primario (agricoltura, silvicoltura, caccia e pesca) infine si indica una previsione di 480 assunzioni.

Restano sempre rilevanti (52,8%dei casi) i problemi di reperimento delle figure richieste (34,2% per mancanza di candidati e 15,5% per l’inadeguatezza della preparazione). Il problema è acuto in particolare per le posizioni ad alta specializzazione: 87,1% di difficoltà per gli specialisti nelle scienze della vita, 82,1% per analisti e specialisti nella progettazione di applicazioni, 71,9% in campo ingegneristico, 70,4% per tecnici del settore sanitario. Tra gli operai specializzati risulta difficile reperire addetti soprattutto per gli operatori nelle lavorazioni alimentari (82,9%), l’installazione/manutenzione di attrezzature elettriche ed elettroniche (82,1%), le rifiniture delle costruzioni (81,2%). Se si considerano le professioni non qualificate (servizi di pulizia, spostamento e consegna merci, agricoltura, costruzioni, ecc.) la difficoltà media risulta del 37,7%.

“I dati Excelsior delineano un quadro di previsioni occupazionali per il Fvg che naturalmente risente di una congiuntura internazionale quanto mai complessa e imprevedibile – commenta il presidente Cciaa Pn-Ud Giovanni Da Pozzo –. Siamo in un momento in cui è prioritario investire in indipendenza energetica e infrastrutture logistiche resilienti, presupposti vitali per tutelare il lavoro, specie in una regione come la nostra che ha l’export nel suo dna e che oggi, più che mai, si trova ad accelerare sulla diversificazione dei mercati per svincolarsi dalle fragilità delle rotte globali. Excelsior ci conferma comunque la centralità di alcuni comparti strategici, anche in un momento così incerto. Il mercato del lavoro regionale poggia saldamente sulla spinta del terziario, che resta, tra servizi e turismo, quello con le maggiori previsioni di assunzione. Ovviamente, le incertezze globali e il peso dei prezzi di carburanti ed energia continuano a gravare sulle capacità organizzative e di programmazione di tutta l’economia, con esiti che rimangono purtroppo ancora foschi per molti settori”.

“L’attenzione ai giovani è fondamentale. Solo con le loro scelte formative e lavorative potremo invertire la rotta. Per tali ragioni – commenta Antonio Paoletti, presidente della Camera di commercio Venezia Giulia – è necessario incrementare il dialogo e l’informazione verso le nuove generazioni, aggiornando costantemente sulle opportunità offerte dal territorio. Un’azione informativa che va sostenuta anche verso le imprese.

Per queste ragioni assieme all’associazione culturale Studium Fidei l’Ente camerale organizza per il 28 maggio un incontro dal titolo “Giovani, formazione e aspettative lavorative in Friuli Venezia Giulia” nel quale interverrò assieme all’assessore regionale al lavoro, formazione, università e ricerca, Alessia Rosolen e al teologo mons. Ettore Malnati e al quale stiamo invitando sia le scuole che le imprese. Un dibattito che si affianca alla costante attività svolta dalla Camera della Venezia Giulia con gli studenti e che ogni anno sfocia nel Salone delle professioni e delle competenze che coinvolge anche 2 mila giovani”.